Pubblicato in: Abitare la rete, Istruzioni per l'uso, Per lavoro e per diletto

Il giornalismo ai tempi di Twitter

‘Si aspettano sempre che tu racconti quello che loro hanno nella testa’ scriveva De Céspedes nel ’59. L’interazione rapida e informale di Twitter rende oggi più che allora dense di verità le sue parole.

Che rapporto c’è fra Twitter e giornalismo? In questo articolo peso e sostanza dell’uccellino blu a partire dagli esempi di giornaliste/i che lo usano.

Sul mio account Twitter seguo più di un/a giornalista e ne ricavo non solo informazioni ma anche esempi concreti di come il mezzo venga plasmato nelle loro mani con esiti interessanti. Il crescente uso dei 140 caratteri da parte delle testate è ben chiaro sia alla piattaforma di microblogging, che ha pubblicato le Best practices for journalists, sia alla stessa categoria se David Marsh si interroga su una ridefinizione del ruolo del giornalista e Pier Luca Santoro parla di Twitter come occasione sprecata per i quotidiani in Italia.

Twitter e giornalismo: 6 esempi d’uso

  • Sugli account personali i giornalisti possono esprimere il proprio punto di vista al di fuori del contesto ufficiale delle testate. Una libertà che lascia filtrare il lato umano avvicinandoli al pubblico ma che richiede notevole lucidità tanto che il New York Times ha ritenuto necessario stilare delle linee guida per i giornalisti sui social network. Nell’esempio Lorenzo Ottolenghi si lascia andare ad una giusta indignazione:
  • Il carattere informale della piattaforma ne fa un potente strumento per stabilire connessioni e intavolare scambi d’opinione con colleghe/i. Nell’esempio Serena Danna usa Twitter per chiedere a Laura Kurgan di inviarle il suo indirizzo mail in DM (messaggio privato) poiché vuole scrivere un articolo su di lei e non riesce a contattarla.
  • Spesso Twitter viene usato per condividere risorse con tono informale come fa ad esempio Mario Tedeschini-Lalli.
  • Ulteriore uso è quello di veicolare attraverso un hashtag – parola chiave preceduta dal simbolo # – eventi o canali collegati alla testata.
  • La viralità del mezzo lo rende strumento ideale di denuncia e in quanto tale richiede una prontezza di riflessi non indifferente per salvare la reputazione della propria testata. Recentemente Michela Murgia ha scritto una Lettera aperta contestando il modo di dare le notizie dei femminicidi su La Stampa. L’ha condivisa via Twitter chiamando in causa direttamente il direttore che si è affrettato a rispondere.
  • Twitter è un canale informale e l’interazione con lettrici e lettori è frequente. Un/a giornalista che su un canale uno a uno come la mail forse non risponderebbe, su un canale uno a infinito come Twitter difficilmente può lasciar cadere una richiesta, seppur banale, come questa che ho rivolto a Mario Tedeschini-Lalli dopo aver condiviso un suo tweet.

E la multimedialità?

La multimedialità negli account che seguo non viene condivisa facilmente. Immagini, video e slide di rado vengono cinguettati da un giornalismo che ormai se la cava bene sui social network ma che ancora mi pare prediligere i contenuti testuali. Daria Santucci ben spiega in queste slide l’evoluzione del lavoro giornalistico con l’avvento dei social network e in particolare Twitter: informare, condividere e seguire diventano le parole chiave per stare al passo con i cambiamenti.

E voi che esperienza avete del giornalismo su Twitter? Sia che siate giornaliste/i sia che siate follower i commenti sono aperti ad altre esperienze ed esempi.

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Autore:

Classe 1977. Curo e coordino progetti online per università ed enti di ricerca. Attualmente gestisco sito e social network della Walden Technology e di iacobellieditore, piccola e interessante casa editrice indipendente. Lottare per anni con lo scarto fra ricchezza di idee e mancanza di fondi nel mondo della cultura mi ha portata a sperimentare soluzioni creative partendo dalla rete. Il mio blog Webpersignore, entrato in finale nel 2012 al premio DONNAèWEB, è nato da questa spinta e Cowinning ne è stato il frutto migliore.

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